Cavalli alti

Cammino sul sentiero della vita, stanco a volte, il fiato corto.

Allora, sul mio cammino, dei cavalli mi vengono incontro.

Sono belli, hanno tutti un nome, e una maschera.

C’è il cavallo delle ferite d’infanzia,

il cavallo delle credenze,

il cavallo delle ingiustizie sociali,

il cavallo dell’altro,

il cavallo del saluto.

Ne scelgo uno, come mi piace.

Faccia al vento, fendiamo l’aria e la pianura. È inebriante. La vita sembra trovare senso in tutto ciò che sento in quel momento.

Al termine della nostra corsa sfrenata, eccoci di nuovo stanchi.

Io, ancora più che il cavallo.

Facciamo una pausa per riprendere le forze, e per ritrovare la direzione. Abbiamo perso il nostro cammino nella pianura.

Metto un piede a terra. Mette le radici, io faccio un profondo respiro.

Sbarazzo il cavallo della sua maschera prima di levare la mia.

I nostri visi si scoprono.

Sguardi tristi.

Volti trasfigurati dalla collera.

Paura in pancia.

Senza maschera mi sento più fragile, eppure quella è la mia natura.

Nulla da temere ruvidamente, tutto da comprendere dolcemente.

Al ritmo della vita e del mio respiro.