Ode alla mia armatura

Grazie a Luca Caldarola per la traduzione

Oh tu, mio corpo armatura.

Sin dalla nascita mi hai protetto dalle sofferenze, hai costruito mura contro l’invasore. Ti sei battuto contro i nemici.

Ho sofferto nelle mie viscere, e tu mi hai rinchiuso nei miei pensieri, dove storie e favole fiorivano. Io vi ero il Principe.

Ho sofferto nel cuore, e tu l’hai rinchiuso in un carapace di spesso metallo, eppure lasciando apparire ai miei occhi, immutabile, il cuore di una volta. Sembravo un innamorato.

Ho sofferto della mia differenza, e sei riuscito a costruire una realtà dove tutto si spiegava. Dove ho avuto la fortuna di essere il mio proprio Dio.

Poi venne il tempo in cui diventasti pesante, a forza d’ingegni per proteggermi dal dolore.

Come un soldato in un’armatura troppo pesante per muoversi in un campo di battaglia che richiede rapidità e destrezza, sono diventato goffo.

Avrei potuto ostinarmi ma ho avuto la fortuna di sopravvivere, la mia borraccia d’amore al colmo, talvolta al punto da farmi affogare.

Allora ho tolto piano la mia armatura, mi sono riscoperto nudo – sensazione scomoda – e sono avanzato.

Fa freddo ma non lotto più contro fantasmi che non siano i miei. Con tutta la forza del mio amore.

Non si dimenticano facilmente le ferite, e se ne portano per sempre le cicatrici.

Nudo non mi sento più forte, ma nell’armatura, dove anche la vista mi era impedita, mi credevo solo.

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