Il primo Maggio 2019 ho conosciuto Stefano Malpassi. Abbiamo discusso brevemente di anarchia e di gilets gialli francesi. Gli ho promesso di scrivergli qualche riga. Ma la mia penna è bloccata, la bussola della mia scrittura in panne. Ci ho messo sei mesi per trovare delle chiavi di sciturra, ma supratutto di pensiero…
Scrivevo della belleza di un sistema anarchico ma qualcosa in me diceva che dovevo cominciare dal mio rapporto personale alla libertà, all’educazione e all’amore. Anarchia. Anarchia 2.0. Anarchia 3.0. Cancellavo. Poi, il 12 ottobre 2019, mi sono arrischiato a mettere il punto finale a questo lungo percorso.
Guidato da un’oscura intuizione, scrivo. Senza sapere davvero perché, desidero scrivere d’anarchia. Parole sulla libertà e il potera. Eccomi allora sull’anello di Moebius, che mi ha sempre affascinato.
Sin dalle premesse di questo testo voglio riservare un posto a questa figura geometrica complessa.
Senze peraltro riuscire a spiegarmela del tutto…
Mi dò fiducia. So che ad un tratto il senso, nascosto come un uovo di Pasqua, mi apparirà e riempirà il mio cuore di gioia.
La condizione è una sola che io cerchi senza arrendermi.
Intuizione, Intenzione, Attenzione. Come tre facce del anello di Moebius. Cerco di mettere in movimiento queste tre parole, cercando possibili combinazioni, quando finalmente mi fermo su questa formula : richiamato della mia intuizione, mi faccio guidare con attenzione dalla mia intenzione.
Tre termini messi qui per il semplice gusto del gioco di parole? No, c’era qualcos’altro, e ho ripreso a cercare. Ho cercato, osservato, ascoltato, sentito. Sofferto persino, nell’ampiezza di tutta la mia ignoranza.
Per diversi mesi ho cercato il senso che per me potessero avere queste tre parole insieme. Ed è incuriosendomi dei miei paradossi che alla fine ho trovato.
L’anarchia è fatta all’immagine di Dio.
Una postura di fronte alla vita, una rettitudine al cospetto del miracolo, un filo teso. Un’ode alla vitalità di ciascuno. Un movimento eterno. Intimo. Fragile. Personale. Dio è assente ma tutto il nostro essere tende a lui.
L’anarchia sarebbe la suprema postura umana, una postura impossibile che si può solo avvincinare senza mai davvero toccare.
Un regno di amore e conoscenza. Entrambi gli ingrediento accuratamente coltivati. Un equilibrio tanto segreto quanto unico, danzante sotto il sole. L’amore e la conoscenza sono al tempo stesso la bussola e l’imbarcazione. La libertà è alla prua. Ma, come un miraggio nel deserto, essa arretrerà senza fine, interrogata dall’uomo stesso. Come Sisifo l’uomo avanzerà, talvolta col sorriso ne i cuore.
Ed è in questi brevi istanti ch’egli sentirà il solo senso della vita. La sua esperienza. E la vita non si sperimenta con le mani e i piedi legati, privati dei loro sensi. Altrimenti come faremmo a trovare il nostro cammino?
L’anarchia, o piuttosto la sua ricerca, è di per sé il cammino e la meta.
Sogno d’anarchia ma non la desidero davvero. È la sua essenza che amo. E l’essenza, per definizione, è una nozione relativa e interpretabile. È per questo che non credo all’instaurazione di un modello ma alla creazione e alla cultura di un filo teso e di condizioni favorevoli.
La forza vitale che anima ciascuno di noi, quella descritta con tanto talento da Nietzsche, è sacra e unica. Come potremmo rinchiuderla nel tabernacolo di un modello?
Sono un anarchico. Un anarchico spirituale.
Il tetto della mia chiesa è aperto.
L’anarchia come sistema? La chiesa ha già ucciso Dio, può bastare.