
L’uomo–Universo
Il circolo dei poeti disparati Il circolo dei poeti disparati raccoglie poesie che riguardano la psicologia, l’universo… e altri temi più classici. L’uomo–Universo Come te,
Ultime récit regroupe des textes difficiles à classer, souvent des récits accouchés dans la douleur. Ils représentent des blessures encore ouvertes, des peurs, des révélations…
« Ma siamo troppo occupati a inseguire i fantasmi e a prostrarci davanti agli idoli. Alla fine, tutto si riduce all’unica cosa sulla quale una persona può contare per tutta la vita: la propria capacità di amare… »
Andrej Tarkovskij, in Scolpire il tempo
Homo Sapiens
Hominem Sapio
« Essere umano dotato di gusto, di sapore, di giudizio »
Siamo, credo, senza volerlo, senza saperlo, lo specchio dell’ambiente nel quale evolviamo.
La Terra.
Non esiste, in nessun altro luogo dell’universo conosciuto, un posto tanto accogliente per il vivente.
Fisicamente parlando.
Al punto che la specie più giovane apparsa sulla Terra sia diventata fisicamente parlante.
La natura allo stato selvaggio è bella e dura, caotica e ordinata.
Saremmo lo specchio della Terra?
Come il camaleonte, saremmo lo specchio dell’ambiente che ci circonda, dove possono regnare generosità, dolcezza, profumi, armonia, talvolta perfino estasi?
L’Uomo è solito dire che i caratteri e le anime sono il riflesso degli ambienti circostanti. Pensiamo all’anima cosiddetta russa, al carattere cosiddetto nordico…
L’illuminazione, vale a dire la comprensione di questa natura, è forse possibile soltanto attraverso la sua esperienza?
Allora, attraverso il dolore o l’oblio, non scegliamo forse, senza saperlo e senza volerlo, di mettere a tacere il dolore di non vivere questa esperienza?
Fisicamente parlando.
Attraverso il dolore della prova, come un negativo fotografico con la luce, illuminiamo il nostro amore per la dolcezza, quasi per rivelarci a noi stessi.
Forse è per questa comprensione umana in negativo che abbiamo visto uomini camminare sulle braci, su punte di metallo affilate?
Che abbiamo visto uomini attraversare abissi su corde tese?
Che abbiamo visto uomini infliggere torture al proprio corpo?
Che abbiamo visto uomini privarsi del cibo?
L’Uomo avanza in negativo verso la propria umanità. Così, le più grandi opere d’arte sono state strappate alla sofferenza del loro autore, in onore della vita.
Nel buio emerge la luce.
In fondo, nel profondo, noi sappiamo.
Quei piccoli formicolii che talvolta risalgono dalle profondità del nostro corpo fino alla sua superficie sensibile potrebbero essere i messaggeri della nostra Natura più profonda?
Noi sappiamo.
Noi intuiamo.
Tutto è nel verbo.
Divertiamoci a riprendere la dimostrazione in altri termini.
L’Uomo è un animale.
Come tutti gli altri animali, non abbiamo che il nostro ambiente.
La nostra relazione profonda, attraverso il tempo, con la Natura ci ha donato una natura compiuta.
La Natura ci ha donato la coscienza, ciò che fa di noi, fra le altre cose, una coscienza della Natura inerte.
La Terra è dolce, generosa, bella, talvolta aspra, dura o selvaggia.
Quando è aspra, dura o selvaggia, andiamo verso il calore, verso la sazietà, verso la luce…
Come girasoli rivolti al sole.
Ma allora…
Lo spirito, che funge da osservatore della nostra bussola interiore, potrebbe arrivare a sbagliarsi nello sguardo e abbandonare il proprio compito presso i sensi?
Potrebbe smarrire la strada, vittima della propria stessa potenza?
Dio, o qualunque altra astrazione, potrebbe non essere altro che il negativo delle nostre mancanze, una presenza che ci salva dalle nostre assenze?
Dai nostri sensi assenti.
Tutto è nel verbo.
Il nostro spirito, che forse collochiamo per errore come una divinità sull’Olimpo del nostro corpo, non sarebbe lì unicamente per servire i nostri sensi?
Dio potrebbe infine non essere altro che il disegno, tracciato dallo spirito, della nostra natura?
I nuovi dèi, meccanici e inerti, non sono che i messaggeri delle nostre assenze.
Gli Uomini che vivono attorno alla propria natura e nel cuore della Natura non hanno bisogno di erigere templi, perché la loro natura di Uomini non è malata.
Vivono in un eterno ritorno ai sensi.
Dio non sarebbe che una trappola dello spirito quando esso non ritorna ai sensi, alla nostra natura stessa.
È tuttavia facile smarrirsi, perché in un solo istante l’Uomo, o talvolta la Natura, diventano il nemico dell’Uomo, oscurando l’osservazione della sua stessa natura.
Vivere insieme sarebbe, in fondo, osservare e vivere insieme questa natura umana.
Offrire all’altro condizioni che non ostacolino la comprensione di questa natura.
Da qui l’importanza di un minimo di benessere materiale, per essere capaci di offrire al nostro corpo tutto ciò che desidera più profondamente.
Con l’aiuto del nostro spirito, insieme ricettore e messaggero dei sensi.
Torniamo sulla Terra per qualche istante, in un eterno ritorno.
Sono lì i nostri presentimenti.
Sono lì le nostre intuizioni.
Veniamo alla conclusione per ritornare il più presto possibile alla vita.
Gli occhi dell’Uomo tendono alla bellezza.
Il tatto dell’Uomo tende alla dolcezza.
L’olfatto dell’Uomo tende ai profumi.
Il gusto dell’Uomo tende all’estasi.
L’udito dell’Uomo tende all’armonia.
Il pensiero dell’Uomo tende a Dio.
Amiamo con tutto il nostro essere.
Siamo un animale amante.
Un testimone innamorato della creazione.
In principio era il Verbo, sia.
Ma soltanto per lo spirito che ha dimenticato il senso dei sensi.
Quando ci riveliamo di nuovo a noi stessi, è tempo di cancellare le lettere.
Di vivere in tutti i sensi del termine.
Così, in un eterno ritorno.
Non siamo che la nostra natura.
La natura dell’Uomo è lo specchio di un miracolo.
Quello della Terra.
Non esiste una destinazione finale.
Esiste soltanto un cammino di rivelazione.
Poi la vita.
Quella della Terra.
Osservare.
Toccare.
Sentire.
Gustare.
Ascoltare.
Estasiarsi.
Tutto è nella nostra Natura, quella nella quale siamo cresciuti e ci siamo evoluti fin dalla nascita della nostra umanità.
Tutto ci riconduce a essa.
Non ci resta allora che una cosa: cercare di amare tutto, di abbracciare tutto.
Sostituiamo il verbo amare con il verbo abbracciare.
Amare è talvolta così astratto.
Abbracciare è fisicamente più degno della nostra natura.
Abbracciare tutto è il nostro unico dovere verso la nostra natura e davanti alla Natura.
Abbracciare.
Tutto è lì.
Sparizione

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